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LA
SCOMPARSA DELL'IMMAGINE
“La
suprema funzione del segno, è quella di far scomparire la realtà e di
mascherare nel contempo questa scomparsa.”
Baudrillard-Il delitto perfetto – Cortina Editore
Il
5 settembre del 2000, in tarda serata, Rai 3 trasmette un documentario
sulla poesia italiana. Sfilano filmati del dopoguerra e si materializzano
immagini e ritratti in massima parte di autori scomparsi da tempo: Montale,
Calvino, Buzzati, Gadda, Ungaretti, Morante, ecc.
Mi
colpisce soprattutto come le immagini restituiscano fedelmente la statura
di quei poeti. Sono riprese che, senza artificio, restituiscono la quotidianità.
Gli autori sono ripresi in modo semplice, mentre camminano per strada
a Milano, oppure in occasione di qualche inaugurazione, o ancora in
qualche salotto letterario, o a cena presso i loro editori per celebrare
qualche ricorrenza festiva. Tuttavia essi paiono monumentali. Nel programma
televisivo le sequenze dei filmati d’epoca in bianco e nero, si alternano
a sequenze a colori girate di recente dedicate ai poeti contemporanei.
L’abisso che si apre tra due epoche, tra i personaggi di ieri e quelli
di oggi, è impressionante.
In
un’epoca in cui l’immagine non era così ricercata, essa esisteva, era
ampiamente e quotidianamente restituita, espressa in ogni occasione.
Perciò
l’immagine di quei poeti nel programma appare grande, mentre i nostri
contemporanei, filmati a colori, ampiamente inseriti nella civiltà dell’immagine
appaiono minuti e, proprio sotto l’aspetto dell’immagine, inconsistenti.
L’immagine,
fattasi Dio della cultura contemporanea, sostenuta e rappresentata con
foga mistica, da tempo ha cominciato a dissimulare la sua esistenza.
Dapprima scacciata dalla società per essere forzatamente imprigionata
in altri luoghi del contesto comunicazionale, come nella manifestazione
di particolari eventi, mentre assisto al programma mi pare scomparsa,
proprio come scompariva Dio, per gli iconoclasti di Bisanzio, dietro
le sue immagini.
L’eleganza,
la classe, non sono eventuali, esse sono o non sono.
Un
Autunno della metà degli anni novanta: sto camminando verso piazza del
Duomo a Milano. E’ un sabato pomeriggio, il clima è ancora dolce e permette
di non infagottarsi in cappotti e giacconi, sono impressionato dal movimento
compatto dalla moltitudine umana assolutamente monocroma, mi appare
come un’onda, il suo colore è un azzurro slavato, l’azzurro Jeans. La
cultura del jeans si accosta perfettamente alla scomparsa dell’immagine
dalle strade, essa tuttavia è migrata negli eventi mediali e ci spoglia
della sua presenza. Ma mentre viene celebrata dai molli ragazzi di Calvin
Klein, anche da loro scompare.
L’immagine
così esasperatamente ricercata, in realtà si nasconde dal mondo e lo
impoverisce.
Non
necessariamente l’immagine deve essere coniugata con la classe e l’eleganza
anche se, come necessità della rappresentazione da un punto di vista
socio culturale, trae origine da esse. E’ indiscutibile che possano
coesistere oggi forme diverse di immagine ma è innegabile: quella contemporanea
è obsoleta, inadeguata per la mastodontica rivoluzione in atto col matrimonio
tra Internet e la tv. Occorre trovare una nuova fonte di energia per
non soccombere al bombardamento mediale che si annuncia più massiccio
che mai. Il rischio è rappresentato da un principio di entropia portato
all’annullamento della forza economica dei new media con l’annullamento
dei significati dei loro messaggi.
Poiché
non credo alla fine prossima dell’evoluzione umana, soprattutto come
causa la perdita del significato di sé dell’umanità a causa dei media,
ritengo giusto configurare nuove ipotesi di sviluppo più coerenti.
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IMAGE
DISAPPEARENCE
"The supreme function of sign is that to make disappear reality and
at the same time it hide this disappearance" Baudrillard - The perfect
murder - Cortina Editore
On 5th September 2000, late at night, RAI 3 broadcasts a documentary
about Italian poetry. Some films of the after war period are shown and
images and portraits about dead authors become real ( Montale, Calvino,
Buzzati, Gadda, Ungaretti, Morante, etc.)
I am struck by the fidelity of those images towards poets. They are
films whose high fidelity shows every day life. The authors are filmed
while walking on the street in Milan, or in occasion of some openings,
or in some cultural clubs, or at dinner time at their editors to celebrate
an anniversary. However they appear monumental. In the TV show series
of historical black and white films alternate to recent colour series
dedicated to contemporary poets. The abyss existing between two periods,
between yesterday men and nowadays ones, is shocking.
In a period when image was not so studied, it was widely present like
expression of every occasion.
So the image of those poets in the film appears great, while our contemporaries,
filmed in colour (belonging to the image society) appear little and
insubstantial.
For a long time image, became god of the contemporary culture and represented
in mystic way, has started dissimulating its existence; in fact it was
drove out of society to be forcedly imprisoned in other areas of communications.
While I am watching the TV programme it seems disappeared behind its
images just like God for the iconoclasts in Byzantium.
Elegance should not be taken for granted.
An Autumn in the second half of nineties: I'm walking towards the Dome
in Milan. It's Saturday afternoon, the weather is still sunny so that
coats and jackets are useless, I am struck by the compact movement of
the monochromatic crowd, it seems like a pale blue wave, like jeans.
Jeans culture is perfectly near disappearance of image in the streets,
after all it has gone in medial events letting us its absence. It disappears
even when it is celebrated by casual guys of Calvin Klein.
At the end the so researched image hides from the world depriving it.
Not necessarily image must be joint to the elegance even if from a social-
cultural point of view, it has its origin from them. It is out of discussion
that different images can coexist, but it's undeniable: the contemporary
one is obsolete, not adapted to the present great revolution due to
the marriage between internet and tv. It is necessary to find a new
source of energy not to give in the media influences which reveal stronger
than ever. The risk is represented by a principle of entropy brought
to the cancellation of new media economical power and of meanings of
their messages.
As I don't believe in the close end of human evolution, on the contrary
I think it is right to conjecture new more coherent hypothesis of development
being media the cause of loss of meaning of the human "self".
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