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LETTURE
DINAMICHE Elementi
di regia La salvaguardia di questo patrimonio è un compito impellente, ma altrettanto importante è l a necessità di renderlo disponibile a tutti, renderlo cioè visibile, affinché ognuno possa partecipare al grande gioco della rappresentazione che l'arte ha reso possibile. Comunicare l'arte, attraverso le forme della rappresentazione che oggi abbiamo a disposizione, diventa quindi un obiettivo a cui non possiamo più sottrarci, soprattutto per il valore strategico che il settore riveste in Italia, dove la gestione del patrimonio artistico potrebbe diventare un volano dell'economia nazionale e un elemento di grande prestigio sul piano internazionale. Tre sono gli spunti di riflessione che ci hanno indotto a intraprendere un percorso sperimentale innovativo sugli aspetti comunicativi legati al mondo dell'arte. Il primo riguarda i modi della fruizione del prodotto artistico da parte dell'utente. La maggior parte delle persone che frequenta i musei, le gallerie, o visita una cattedrale, un monumento, passa in rassegna le opere molto velocemente , a volte distrattamente, cerca di coglierne il senso e il magnetismo, ma spesso non sa nulla dell'opera stessa o del suo autore. D'altro canto, se pensiamo alla vastità di tale patrimonio, ci rendiamo conto di quanto sia difficile avvicinarsi a tutte le opere, rintracciarne le origini, seguirne le fasi di realizzazione, collocarle in un contesto storico, costruire le relazioni con la cultura del tempo in cui sono state prodotte, conoscerne l'autore. I ritmi della nostra agenda quotidiana non ci consentono di sostare troppo a lungo davanti a un quadro o all'interno di un artefatto architettonico. Il secondo spunto riguarda la filosofia che sottende la gestione del patrimonio artistico (e di tutto ciò che ad esso è connesso), animata da una scarsa propensione al rinnovamento. La grave disaffezione da parte del pubblico per l'arte in generale ha forse un legame stretto con la mancanza di un progetto comunicativa capace di interessare vasti strati della popolazione. Fenomeni come quello registrato recentemente a Milano, in occasione dell'esposizione della Dama dell'Ermellino alla Pinacoteca di Brera, dove il "tutto esaurito" ha garantito un successo insperato, sono solo rare eccezioni, rese possibili da un'ottima operazione di marketing ( per contro, pochi sanno che la Pietà Rondanini di Michelangelo è situata a Milano nelle sale del castello Sforzesco ed è poco visitata, soprattutto dai milanesi). In questo panorama la comunicazione mediale può assumere un'importanza strategica: comunicare l'arte significa recuperare al suo cospetto l'interesse di molti, in particolare dei giovani. Lo scopo di questa ricerca è anche quello di stimolare una diversa sensibilità all'arte , che è sempre un segno di civiltà, attraverso le nuove proposte dell'epoca virtuale. Una terza riflessione riguarda la natura degli spazi museali. Lo spazio museale dovrebbe infatti rendere possibile un'esperienza vera di percezione e fruizione dell'opera. E' auspicabile che tra l'osservatore e l'opera si apra una distanza in cui possa germogliare quel dialogo silenzioso connesso ai canali più sottili della percezione. L'opera parla a chi la sa ascoltare, ma perché ciò accada è necessario che si realizzi una condizione particolare di silenzio, di attesa, un tempo dove l'intuizione possa liberamente fluire e la comprensione si possa aprire nello sguardo dell'osservatore. Ma questo non accade quasi mai. La condizione paradossale del museo è proprio questa: l'opera non possiede uno spazio tutto per sé. Essa condivide con altre opere lo spazio percettivo ed emozionale, e questo ridimensionamento spaziale compromette la morfogenesi di un tempo utile e necessario per la fruizione dell'opera stessa. Il visitatore si trova così a passare indifferentemente da un'opera all'altra senza avere il tempo per sedimentare un'esperienza che è anche un unicum irripetibile. Visitando un museo succede spesso che tutto ciò che abbiamo visto venga subito dimenticato: le informazioni si confondono e solo qualche traccia rimane nella memoria mentale e psichica. E' come se ogni opera annullasse quella precedente: l'eccesso di informazione toglie valore alle cose e appiattisce i messaggi. E' recente, in Italia, un dibattito che ha aperto una riflessione sulla filosofia del museo e sui suoi destini rispetto all'utenza: ma, a differenza di altri paesi, come la Francia e l'Inghilterra, dove questi temi sono da molto tempo oggetto di studio e discussione, l'Italia ha privilegiato una filosofia di tipo conservativo, sottraendosi al compito di rinnovare una concezione di museo ormai vecchia e superata. Oggi
non è più tempo di pensare ai musei in modo tradizionale: le nuove frontiere
tecnologiche ci consentono di pensare in termini diversi il progetto
di socializzazione, documentazione e comunicazione dell'arte.
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DYNAMIC
READINGS OF ART BY DIGITAL TECHNOLOGY |
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