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IN VIAGGIO CON NANDA
di Marco Poma



Amo Nanda anche di più di quanto ho amato tutti gli artisti per i quali ho fatto o sto facendo un film.
Non si può fare un film prescindendo dall'amore, non riesco proprio a concepire un'opera senza amore, fatta per l'audience o soltanto per il mercato, anche se è sicuramente possibile che succeda! Se la vita è un percorso, il mio è simile al tronco di un albero altissimo che svetti verso il cielo e i film d'arte che ho realizzato sono i suoi rami.
Essi rappresentano viaggi sparsi disseminati su di esso e destinati a dare senso al percorso.
Alla ricerca della verità, questi viaggi devono essere liberi ed appassionati. Amo di più Nanda perché con lei ho fatto già due grandi viaggi, attraverso i quali mi è stato permesso di penetrare fino in fondo e di amare i paesaggi mentali di Piero Manzoni e quelli intuitivi e spaziali di Lucio Fontana, un altro grande viaggio sarà quello nel progetto architettonico di Gio' Ponti, allo scopo di documentarli e per farci splendidi film.
Amo Nanda perché mentre m'incuriosisce, mi terrorizza! Terrorizzato come può esserlo un giovane amante, un pivellino, alle prese con "storie" che diventano sempre più grandi ed importanti, in pratica alle prese col mito.
Questa volta ho deciso di fare un viaggio vero con lei, su di lei, nella sua mente. L'occasione "galeotta" me l'ha offerta una mostra a lei interamente dedicata, una personale, fatta a Parigi alla Galleria "Mouvements modernes" a due passi dal Beaubourg.
Chiesta ed ottenuta per l'occasione da Mercedes Benz un'auto, una "classe A", siamo partiti dalla casa di Nanda a Milano alla volta di Parigi con l'operatore Silvio Saffaro.
Strada facendo abbiamo molto chiacchierato, parlato, molto visto. Sul parabrezza più che i paesaggi francesi, dolci e naturalistici, si materializzavano quelli artificiali degli universi di Nanda.
In realtà, mentre sembravamo correre sulle autostrade per Parigi, eravamo invece su una navicella che percorreva galassie luminose e fluorescenti piene d'imprevisti e d'emergenze. Il resto è tutto da vedere!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Il film è il racconto di un viaggio che solo nelle sembianze assomiglia alla descrizione del classico percorso nei territori metropolitani e negli scenari naturalistici che separano Milano da Parigi e da Malindi in Kenya. In realtà si tratta della metafora di un altro viaggio, quello nel mondo progettuale di Nanda Vigo, un viaggio nell'astratto poetico e nell'esperienza progettuale di questa straordinaria interprete del design italiano. Il progetto di Nanda che si manifesta attraverso un potente intuito artistico e una altrettanto forte logica funzionale diventa il vero soggetto del film. Le sue opere, che scaturiscono dai paesaggi dei suoi mondo ideali, trovano conferma nelle realtà storiche di luoghi lontani, dall'esperienza di personaggi confinati nel mito, uniti dal filo rosso delle cultura e delle intuizioni transnazionali, transcontinentali, transtemporali del progetto artistico: nulla che riguarda l'arte e la poesia esiste separato nel mondo e nel tempo. Il film ha inizio con un viaggio a Parigi, città dove e stata allestita con grande successo una mostra dedicata al suo lavoro di design. Il percorso fatto in automobile, con una sosta sul monte Bianco e poi via sulle autostrade francesi fino a Parigi, diventa l'occasione per l'inizio di un viaggio indagatore sui mondi di Nanda. Sei mesi dopo l'esposizione di Parigi Nanda Vigo approda alla triennale di Milano dove è stata allestita una grande mostra in omaggio alla suo lavoro, alla sua storia che si intreccia profondamente con la storia più nobile dell'arte e del design italiano. Alla Triennale Dominique Stella ci spiega nel dettaglio le origini e il significato dell'opera dell'artista. Infine il film segue "il maestro" in Africa e precisamente in Kenya dove Nanda vive un altro livello della propria esperienza esistenziale. L'Africa che l'ha da sempre profondamente attratta e che ha conosciuto nei suoi dettagli, l'ha anche fortemente conquistata con i segni della sua cultura, nella giusta sovrapposizione tra scienza e magia, tra conoscenza e mistero, a cui l'Europa deve ancora molto. Il Kenya rappresenta oggi per Nanda non soltanto un rifugio benefico ma è anche il luogo del distacco dagli avvenimenti europei, dalla sua storia occidentale, il luogo lontano e magico che offre la giusta prospettiva critica della sua vita di artista palesemente europea. E' il luogo adatto da cui leggere senza retorica la sua mostra più recente allestita al Mudima di Milano in occasione dei suoi formidabili settant' anni.